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Parco Chigi

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Parco Chigi

Description

L'area boschiva che oggi compone il Parco Chigi faceva parte già in età pre-romana del Nemus Aricinum, l'inviolabile bosco leggendario, sacro a Diana, che circondava il famoso santuario dedicato alla dea in territorio aricino. Il bosco prendeva nome dalla antica Aricia, ubicata nell'attuale Vallericcia a ridosso dell'Appia Antica.
 
Il primo nucleo dell'attuale parco risale al Cinquecento, concepito dai Savelli come riserva di caccia fuori le mura. Nella prima metà del Seicento vennero recintate l'Uccelliera e la Vignola. La sistemazione dell'Uccelliera si fa risalire agli anni attorno al 1628, quando Bernardino Savelli ottenne da papa Urbano VIII Barberini il titolo di duca di Ariccia. Presso l'Uccelliera era situato un rudere di costruzione tardo-medioevale, detto "il Bove": è ipotizzabile che si tratti di un'antica chiesa dedicata a San Rocco che ha dato il nome alla località detta Prati di San Rocco. La Vignola, altro nucleo dei primi del Seicento, è situata al di là di un canalone che raccoglie acque piovane, e originariamente era adibita a vigneto.
 
L'attuale conformazione è dovuta ad una serie di interventi operati dalla famiglia Chigi, che fu proprietaria del Parco tra il 1661 ed il 1988, quando fu acquistato dal Comune di Ariccia insieme al Palazzo Chigi. Il Parco rientrò nei lavori di ridisegno urbanistico che Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana realizzarono per Ariccia tra il 1661 e il 1664. Risalgono a questo periodo la sistemazione dei viali, la costruzione della Peschiera, con il Purgatorio delle acque e il complesso delle fontane del Mascherone. Nel 1666 la Comunità di Ariccia vendette al principe Agostino Chigi l'ultima parte dei Prati di San Rocco, che separava il Parco dal Palazzo Chigi: così parco e palazzo divennero un'entità continua. Tra il 1666 ed il 1667 i Chigi acquistarono ben cinque vigne da privati per ampliare ulteriormente il Parco destinato a diventare prezioso esempio del cosiddetto “giardino paesistico” o “romantico” per il suo carattere naturalistico pittoresco. Nel corso del '700 e dell'800 il Parco è stato meta privilegiata del Grand Tour d'Italie, riprodotto in numerosi dipinti di artisti quali, per ricordarne alcuni: Hackert, Corot, Turner e Ivanov.
 
Nel 1805 fu acquistato anche il bosco della Selvotta, verso Albano Laziale, ma nel 1850, per via della costruzione del Ponte Monumentale, venne espropriata dal governo pontificio una striscia ai margini dell'area. L'esproprio causò l'abbandono della Peschiera  e di uno degli ingressi che venne a trovarsi sotto gli archi del ponte. Il Parco Chigi (anche conosciuto come 'Barco' con riferimento al suo passato uso come riserva di caccia) oggi è un'area verde comunale dell'estensione di ventotto ettari e nel panorama del Parco Regionale dei Castelli Romani costituisce un prezioso tassello di sopravvivenza delle specie vegetali più antiche, soprattutto querce, lecci e latifoglie, precedenti il massiccio impianto del castagno.
 
Nel Parco è stata sistemata nel 1997 una ricostruzione sintattica del Monumento a Tiberio Latinio Pandusa propretore della Mesia con materiali del I sec. d.C. provenienti dall'Appia Antica nei pressi del Basto del Diavolo.


Prepared by

Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da:
arch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).

Il bosco di Parco Chigi visto dal Ponte Monumentale, al centro due sequoie © MWNF
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